Rivincita dopo un narcisista: perché il bisogno di recuperare lui nasce dal bisogno di recuperare te stessa

Rivincita dopo un narcisista: perché il bisogno di recuperare lui nasce dal bisogno di recuperare te stessa

La maggior parte delle persone non dice davvero: «Voglio tornare con lui».

Dice qualcosa di diverso:

«Voglio la mia rivincita.»

Ed è proprio qui che inizia tutto.

Nessuno vuole tornare a sentirsi una vittima.

Ogni settimana leggo storie diverse, ma il dolore è sempre lo stesso: c’è chi è stato lasciato dopo anni, chi è stato sostituito in pochi giorni, chi è stato bloccato ovunque, umiliato, tradito.

E quasi tutti si fanno la stessa domanda:

«Come faccio a farlo tornare?»

Molti pensano che questa domanda nasca dall’amore, ma quasi mai è così. Dietro quel desiderio si nasconde qualcosa di molto più profondo: il bisogno di recuperare ciò che si crede di aver perso.

La dignità.

L’autostima.

Il proprio valore.

Quando una relazione tossica finisce, soprattutto se è stata segnata da manipolazione emotiva, non si ha la sensazione di aver perso soltanto una persona. Si ha la sensazione di aver perso se stessi.

La voglia di rivincita non nasce dalla cattiveria

C’è una parola che molte persone fanno fatica a pronunciare persino a se stesse: vendetta.

È una parola che spaventa, eppure è profondamente umana.

Chi è stato umiliato vuole smettere di sentirsi umiliato.

Chi è stato rifiutato vuole sentirsi desiderato.

Chi è stato sostituito vuole dimostrare di essere insostituibile.

Chi è stato ignorato vuole tornare a essere cercato.

Tutto questo è normale. Non significa essere cattivi. Significa voler cancellare quella sensazione di impotenza e di umiliazione che spesso nasce in questo tipo di rapporti.

Per questo molte persone desiderano che l’ex torni: non tanto per ricominciare la relazione, ma per potersi dire, almeno una volta:

«Adesso sei tu che rincorri me.»

Recuperare lui o recuperare se stessi?

Quando una persona cerca:

  • come far tornare un narcisista;
  • come riconquistare un ex;
  • come far pentire chi mi ha lasciato;
  • come vendicarsi di un narcisista;

spesso sta cercando una risposta diversa. Sta cercando un modo per sentirsi di nuovo importante.

Dopo uno scarto, il cervello interpreta ciò che è accaduto come una perdita di valore personale. È come se dicesse:

«Se mi ha lasciata, significa che non valgo abbastanza.»

Ed è proprio questa convinzione che alimenta il dolore.

Perché il narcisista diventa un’ossessione?

Più una persona ci fa sentire piccoli, più sentiamo il bisogno di dimostrarle che si sbaglia.

È un meccanismo psicologico molto conosciuto: il cervello cerca continuamente di chiudere le esperienze rimaste aperte.

Ecco perché molte persone non riescono a smettere di pensare al proprio ex: non perché fosse l’amore della loro vita, ma perché rappresenta una ferita ancora aperta.

Il desiderio di recuperare lui nasce dal bisogno di recuperare te

“Recuperare” è una parola bellissima.

Ma bisogna capire cosa si vuole davvero recuperare.

Lui?

La relazione?

Oppure quella parte di sé che si era smesso di vedere?

La maggior parte delle persone pensa di voler recuperare un rapporto. In realtà vuole recuperare:

  • la serenità;
  • la sicurezza;
  • la leggerezza;
  • il senso di essere abbastanza.

E questa è una differenza enorme.

La vera rivincita

Molti immaginano la rivincita come una vendetta.

Io la vedo in modo diverso.

La vera rivincita arriva quando smetti di rincorrere.

Quando torni a occuparti della tua vita.

Quando ricominci a sentirti interessante.

Quando gli altri tornano a guardarti.

Quando non hai più bisogno di convincere nessuno del tuo valore.

È proprio in quel momento che gli equilibri iniziano a cambiare. Non perché esista una formula magica, ma perché cambia il modo in cui ti presenti al mondo.

E se non puoi, o non vuoi, chiudere quel rapporto?

Negli ultimi anni si è diffusa l’idea che davanti a una personalità manipolatoria esista una sola soluzione: andarsene.

Credo che, quando è possibile e quando la situazione diventa distruttiva, allontanarsi sia spesso la scelta più sana. Ma la realtà è molto più complessa di uno slogan.

Non sempre si può interrompere un rapporto da un giorno all’altro.

Ci sono figli, patrimoni condivisi, aziende, interessi economici comuni. Ci sono colleghi, soci, familiari. E ci sono anche persone che, semplicemente, oggi non hanno ancora la forza emotiva di chiudere quella relazione.

Per questo non mi sento di giudicare chi resta.

Restare può essere una scelta. Così come andarsene.

La differenza non la fa la scelta in sé.

La fa la consapevolezza.

Perché stare accanto a una personalità manipolatoria senza comprenderne i meccanismi significa esporsi continuamente a sensi di colpa, inversioni della realtà, tentativi di controllo e logoramento emotivo.

Conoscere queste dinamiche, invece, significa smettere di subirle.

Vuol dire imparare a riconoscere le manipolazioni, proteggere i propri confini, non reagire impulsivamente e non consegnare all’altro il potere di decidere come ci dobbiamo sentire.

Quando lui torna?

È la domanda che tutti si fanno.

La risposta è sorprendente: quando inizi un vero percorso di ricostruzione personale, succedono due cose.

La prima è che diventi molto più attraente.

La seconda è che smetti di avere bisogno che sia proprio quella persona a confermare il tuo valore.

Ed è in quel momento che puoi finalmente scegliere.

Non reagire.

Scegliere.

Da preda scartata a persona che non si perde più

La vera domanda non è:

«Come faccio a far tornare lui?»

La vera domanda è:

«Come faccio a tornare la persona che nessuno avrebbe mai dovuto perdere?»

È da lì che comincia ogni vera rivincita.

Perché, alla fine, il bisogno di recuperare lui nasce quasi sempre dal bisogno di recuperare te stessa.

Da questo nasce l’esigenza di scrivere un testo a quattro mani con Rosina Fracassini che permetta di scoprire con attenzione le dinamiche legate a queste esigenze, un testo che parla di esperienze, di strategie, di modi immediati per tornare la persona interessante che ogni essere umano merita di essere, sia per sé stesso che per gli altri.

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